16 settembre 2009
Mafia, stragi, nascita di FI.. Si torna ad indagare?
Mi sono preso una bella pausa estiva ma sto per tornare... Volevo segnalarvi, da l'Unità, un bell'articolo sul riaffiorare delle indagini sulle stragi e sul filone mafia. Che oggi si riesca ad andare fino in fondo? I FILONI DI FALCONE E BORSELLINO Perché, spiega Deaglio, «gli anni
‘92, ‘93 e ‘94 sono quelli che mi hanno impegnato di più nelle
ricerche, ma anche quelli che hanno determinato la storia d’Italia»:
«C’è il crollo del sistema politico, ufficialmente dovuto a
Tangentopoli, avvengono i più grandi attentati, Falcone, Borsellino,
poi Firenze, Milano, Roma, dopodiché ci sono delle elezioni che ci
consegnano un’Italia solo qualche mese prima incredibile, con un
partito inesistente, aziendale che conquista la maggioranza. Una
situazione mai vista in Europa, sia per il livello di violenza che per
i risvolti politici». I singoli fatti sono più o meno noti. Ma a
metterli uno accanto all’altro viene fuori quello che Deaglio definisce
«l’orribile segreto». Questo. «Sicuramente sia Falcone che Borsellino
si stavano occupando di due filoni d’indagine. Un canale di riciclaggio
di denaro tra la Sicilia e Milano, tramite il gruppo Ferruzzi, cioè
Raul Gardini, che era entrato in Borsa a metà degli anni ‘80 con la
Calcestruzzi Spa, al 50% di proprietà di Cosa nostra attraverso i
fratelli Buscemi di Palermo, alleati con Riina. E, secondo filone di
cui parla apertamente Borsellino nella famosa intervista del maggio
‘92, del rapporto tra Berlusconi, Dell’Utri e Mangano». Nel libro
Deaglio scrive dell’incontro a Milano, nel ‘79, tra il capo della mafia
di Palermo Stefano Bontate, il palazzinaro Mimmo Teresi e «questo
Silvio Berlusconi di cui gli aveva parlato così bene il loro contatto
milanese, Marcello Dell’Utri». Il quale convenne insieme agli altri due
che «Vittorio Mangano era stata la persona giusta per proteggere Silvio
Berlusconi ».Unsalto in avanti, fino al febbraio 83 e alla maxi retata
nella notte di San Valentino.«Uno sconosciuto Vittorio Mangano è in
mezzo alla lista» degli arrestati per traffico di droga e riciclaggio.
«Il forziere sta in alcune banche milanesi (la Banca Rasini è la più
esposta), dove hanno depositato i loro risparmi i prestanome dei bossi
di Palermo Salvatore Riina e Bernardo Provenzano». Nota oggi Deaglio
che «nessuno lo ricorda più ma quella era la banca in cui era impiegato
il padre di Berlusconi ». Nessuno si ricorda più di molte altre cose,
aggiunge.
LA NASCITA DI FI Come le motivazioni, formali e
non, che hanno portato le procure di Firenze e Caltanissetta
all’archiviazione dell’accusa a Berlusconi e Dell’Utri di essere i
mandanti delle stragi del ‘93, quella «friabilità del quadro
indiziario» a cui danno vita le deposizioni dei pentiti ma anche il
fatto, scrive Deaglio, che ambedue le procure, tra il ‘98 e il 2000,
erano «intimorite dal nome degli indagati ». Un ex premier e ora leader
dell’opposizione e «l’artefice della nascita di un nuovo partito in
Italia, in soli tre mesi». «Marcello il mediatore », è infatti il
titolo del paragrafo in cui Deaglio racconta di come l’allora dirigente
di Publitalia abbia mandato «messaggi rassicuranti anche per la cerchia
che ruota intorno a Bernardo Provenzano e a Leoluca Bagarella: sta
nascendo un nuovo partito in Italia, anche avrà a cuore le giuste
richieste siciliane». Dell’Utri è stato condannato in primo grado a
nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa. «Se ora dovesse
essere condannato in appello - ragiona a voce Deaglio - a Dell’Utri non
dovrà fare molto piacere pensare che il suo business e political
partner può invece contare sulla protezione del Lodo Alfano».
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