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Per non dimenticare chi ha ordinato l'EDITTO BULGARO (Silvio Berlusconi) e chi l'ha eseguito (IL CDA RAI nominato da tutto il centrodestra): «Quest’uomo lo hanno ucciso: è stato un ostracismo. Non c’è spiegazione per questo modo di agire. Il “Fatto” resterà come esempio classico nella storia della tv pubblica. La Rai cancellandolo ha perso di stima. A Biagi hanno teso un tranello, e parlo come amico di Enzo ma anche come uomo che conosce la realtà. La verità è che Biagi non era utile a qualcuno e quindi lo hanno abbandonato» Cardinale Ersilio Tonini in collegamento con la trasmissione «AnnoZero», ApCom 9 novembre
Free Burma!




























 


1 novembre 2008

Ecco l'Italia Berlusconiana... Regime? Ops, mi e' scappato..



In Italia, oggi, se parli di regime, di conflitto di interessi, di azzeramento culturale, di authority che non funzionano molti ti diranno che non è vero, che si esagera. Per riflettere vi invito a leggere questa amaca di Michele Serra:
Bisognerebbe trovare un neologismo per sostituire la vecchia e impropria parola "regime". Non è facile, perché la nuova parola dovrebbe riuscire a descrivere ciò che è quasi indescrivibile: per esempio, un presidente del Consiglio (per gli acquisti) che suggerisce agli imprenditori di non dare più pubblicità alla Rai, colpevole di dare “un’immagine deprimente della realtà”. Meglio dare i quattrini alle sue televisioni, più spensierate e ridanciane. Anche "conflitto di interessi", rispetto a una roba del genere, è una definizione vecchia e inadeguata. Perché ai porci comodi di carattere economico si somma una concezione del paese, dei cittadini, della società, semplicemente umiliante. Gente che va tenuta allegra, crisi o non crisi, come si fa con i bambini, perché continui a consumare e obbedire senza farsi distrarre da inutili preoccupazioni e malevoli dubbi instillati da artisti degenerati e media faziosi, che vanno puniti chiudendo i rubinetti. Una specie di riedizione orwelliana del «tutto va ben madama la marchesa», dell’ottimismo di regime (ops, mi è scappato). L’azzeramento culturale come obiettivo numero uno per garantirsi la docilità di massa. Dispero che esista qualche authority o qualche istituzione ancora in grado di dire quanto sia grave e offensivo che un premier che vive di pubblicità cerchi, abusando del suo ruolo, di danneggiare la concorrenza (tra l’altro, un’azienda pubblica). è uno scandalo. Ma forse anche la parola scandalo non è più adeguata...




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