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Un buon esempio dal ministero estendibile a tutti i lavoratori nei Call Center?

Call center uguale lavoro precario. Ma L'operatore di call center sfruttato e sottopagato "rischia" di scomparire dalla scena lasciando il posto a professionisti regolarizzati.
Parte, infatti, con sedici contratti a tempo indeterminato il piano del ministero del Lavoro per la regolarizzazione dei lavoratori nei call center. Ad essere assunti proprio i dipendenti del dicastero. A dare l´esempio Cesare Damiano, a capo del ministero che ha dichiarato:« Bisogna mettere ordine in casa per riportare il sistema alla massima regolarità».
Che sia dunque un avvio graduale verso un percorso di emersione e di stabilità del lavoro? Queste sembrano essere le intenzioni del ministro Damiano che ha ricordato come per troppo tempo quello dei call center sia stato uno dei settori più minacciati dall´ instabilità e dalla totale mancanza di regole appropriate: «abbiamo scelto i call center per iniziare, un piccolo passo verso la regolarizzazione di un settore che conta 250mila dipendenti e dove la precarietà la fa da padrone».
Ma nelle intenzioni di Damiano non ci sono solo i contratti regolari, si parla anche di più controlli per iniziare quella che il ministro annuncia essere una vera lotta al lavoro sommersoe alla precarietà. Da settembre, infatti, partiranno le ispezioni del ministero in oltre 600 aziende che gestiscono gli operatori di call center con l´intento di far conoscere a tutti i datori di lavoro le nuove regole contenute nella circolare diffusa dal dicastero di Damiano. I controlli verificheranno chi fa lavoro subordinato senza avere un contratto a tempo indeterminato.Nel frattempo sindacati e imprese siederanno a un tavolo per formulare accordi su una normativa a favore dell´emersione graduale dei lavoratori.
Sulle orme del ministero del lavoro, Poste Italiane che nelle prossime settimane procederà alla stabilizzazione dei lavoratori dei call center di Inps, Inail, Consip, Enel, gestiti in appalto. «Scoraggiare l´uso sbagliato della flessibilità perché la flessibilità deve esserci quando ce n'è bisogno». Così replica Damiano a chi contesta i provvedimenti, « questo è uno dei punti di forza per la lotta al precariato, abbiamo anche intenzione di ridurre la forbice tra i contributi che si pagano per il lavoro precario, il 33% e quelli che si pagano per il lavoro a tempo indeterminato che pesano per circa il 40% in modo tale da rendere meno vantaggioso il primo». Un esercito di 250mila lavoratori potrebbe dire basta al precariato cronico, ma Damiano ricorda che il progetto è all'inizio anche se non dimentica che questo passo potrà cambiare e di molto la condizione lavorativa di numerose persone.

Pubblicato il 3/8/2006 alle 15.54 nella rubrica ECONOMIA.

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