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Per ridurre i costi della politica è giusto che tutti si riducano o rinuncino allo stipendio? Di Michele Serra..

È bello che alcuni sindaci facoltosi, come la signora Moratti, rinuncino allo stipendio per ridurre i costi della politica. Si tratta del classico "bel gesto" che fa parte delle migliori tradizioni delle classi abbienti. (Anche se Carlo Porta, gran poeta e gran milanese, prendeva atrocemente per i fondelli le dame beneficienti). Basta che non diventi una regola: perché un sindaco, anzi un "city manager" come direbbe la signora Moratti, è in genere una persona che fa un lavoro difficile, di grande responsabilità, e si fa un mazzo tanto. E non si vede davvero perché, in un paese in cui i manager privati guadagnano uno sfracello di quattrini e a volte dissestano le aziende e mettono sul lastrico i lavoratori, siano proprio i manager pubblici a dover rinunciare a stipendi che, almeno nel caso dei sindaci, sono la quarta o quinta parte di quello che si intasca un qualunque capitano d’azienda. La politica dovrebbe sì snellire i ranghi, abolire alcuni ridicoli privilegi castali, tenere a distanza incapaci e parassiti. Ma dovrebbe, anche, premiare la bravura attirando i capaci e gli intelligenti, che non sempre hanno la possibilità di rinunciare allo stipendio, e in genere, al contrario, ne hanno bisogno. La politica fatta dai soli ricchi, che si possono permettere il lusso di farla, non è molto democratica.

PS: accolgo con soddisfazione l'abbattimento a Casalnuovo di 230 mila metri cubi di edifici, 81 palazzi e 450 appartamenti. Il Governo ha mantenuto la promessa: l'abusivismo è un'emergenza nazionale che va affrontata con la massima determinazione ha detto il Ministro Verde Pecoraro Scanio.

Pubblicato il 22/6/2007 alle 14.3 nella rubrica AMBIENTE.

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